Shrinkflation, dal 15 luglio scattano le nuove regole: l’allarme Federconsumatori.
Shrinkflation: se eravate ancora indecisi se mettervi a dieta, ci hanno pensato i produttori.
È un tema caldo quello della shrinkflation: lo strano fenomeno per cui il contenuto delle confezioni diminuisce, ma il prezzo, nella migliore delle ipotesi, rimane invariato (quando addirittura non aumenta). Una sorta di inflazione nascosta, che i cittadini pagano di tasca propria, spesso con l’aggravante di sentirsi beffati: il consumatore ricorda il prezzo del prodotto, ma raramente l’esatta grammatura, e tenere d’occhio l’aumento del prezzo al chilo è difficile anche per i più attenti.
Da tempo l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori monitora il fenomeno: nell’ultima rilevazione abbiamo messo a confronto, per una selezione di prodotti di largo consumo, la riduzione delle quantità e la variazione di prezzo rispetto al 2022, con un focus dedicato ai consumi tipici dell’estate, ovvero i gelati.
Con i gelati la shrinkflation dà il meglio di sé.
Quest’anno la prova costume la superano loro: sono più leggeri, peccato che a dimagrire sia la porzione, non il prezzo. Il gelato su stecco si è ridotto, dal 2022, del 16,67% (da 120 a 100 ml), ma il prezzo è aumentato 14%. Il gelato in cono, invece, si è rimpicciolito dell’8%, mentre il prezzo è cresciuto del 15%. Il ghiacciolo, invece, si riduce in quantità dell’8,57%, ma il prezzo rimane invariato. (Prezzi e quantità si riferiscono ai gelati venduti presso bar e alimentari confezionati singolarmente). I dati dimostrano come il gelato si è fatto più piccolo, ma a sciogliersi, a fine estate, sarà soprattutto il potere d’acquisto delle famiglie.
Gli altri prodotti colpiti.
Tra i prodotti che appartengono al consueto monitoraggio dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori sulla shrinkflation, invece, i rincari occulti più pesanti si concentrano sui detergenti per la casa: l’ammorbidente perde il 12,50% di prodotto e segna un aumento di prezzo del +78,85%, mentre il detersivo per piatti cala in quantità del 5,56% con un prezzo maggiore del +50,31%. Il bagnoschiuma registra un calo di quantità del -16,67%, a fronte di un prezzo in crescita del +26,85%. Tra gli alimenti: la bibita gassata è più piccola del 10%, ma il costo aumenta del +7,50%, la birra si restringe del -6,06%, ma il prezzo cresce del +20,16%, i cereali per la colazione sono più leggeri del 15,07%, ma il prezzo cresce leggermente del +2,99%. La passata di pomodoro si riduce solo dell’1,43%, ma il prezzo aumenta del +16,81%. Persino lo yogurt, che mantiene lo stesso prezzo in confezione, in realtà costa di più: la grammatura cala dell’11,76% e il prezzo al chilo sale da 9,35 a 10,60 euro.
Federconsumatori Marche lancia l’allarme su un fenomeno sempre più diffuso e subdolo: la shrinkflation. Confezioni più piccole, prezzi invariati o addirittura maggiorati. Una pratica che si traduce in un’inflazione nascosta e penalizzante per i consumatori.
Che cos’è la shrinkflation?
La shrinkflation, letteralmente “sgrammatura”, consiste nella riduzione del contenuto delle confezioni senza una corrispondente diminuzione del prezzo. Anzi, in molti casi, il prezzo aumenta, mascherando così un rincaro che i consumatori pagano inconsapevolmente. Questa tattica, spesso difficile da individuare, si è diffusa negli ultimi anni, aggravando ulteriormente il peso economico sulle famiglie già provate dall’aumento generale dei costi.
Le evidenze del monitoraggio
L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, in collaborazione con la Fondazione Isscon, ha condotto un’analisi approfondita sui prodotti più colpiti dal fenomeno, evidenziando dati allarmanti. Tra i casi più eclatanti:
- Panettone al cioccolato di un noto marchio: aumento del prezzo del +30,82% con una riduzione del prodotto pari al -11,76%.
- Bagnoschiuma di uso quotidiano: calo della quantità del -16,67% a fronte di un incremento di prezzo del +6,71%.
- Detersivi e ammorbidenti: riduzioni del contenuto rispettivamente del -5,56% e -12,50%, con aumenti di prezzo che hanno raggiunto il +50,31% e il +78,85%.
L’impatto sui consumatori e sull’ambiente
Questa strategia colpisce il potere d’acquisto delle famiglie, che si ritrovano a spendere di più per una quantità inferiore di prodotto. Inoltre, il fenomeno ha conseguenze negative anche sull’ambiente. Spesso, infatti, le confezioni non vengono adattate alla nuova quantità di prodotto, generando un eccesso di imballaggi inutili, noto come overpackaging. Questo si traduce in un aumento di rifiuti difficili da gestire e un impatto ambientale più elevato.
Focus sulle festività natalizie
Nemmeno i prodotti tipici delle festività sono esenti dalla shrinkflation. Panettoni, biscotti e altri articoli stagionali hanno subito riduzioni significative delle quantità, spesso accompagnate da aumenti di prezzo sproporzionati. Questo è particolarmente grave in un periodo in cui le famiglie tendono a spendere di più per celebrare le festività, trovandosi così ulteriormente penalizzate.
Come difendersi?
Invitiamo i consumatori a prestare attenzione al prezzo al chilo o al litro, indicato per legge sulle etichette, e a confrontare i prodotti prima di acquistare. Federconsumatori accoglie con favore l’iniziativa del Garante dei Prezzi, che ha convocato una Commissione di allerta rapida per discutere soluzioni efficaci contro la shrinkflation. Durante l’incontro, presenteremo le nostre osservazioni e proposte, tra cui:
- Maggiore trasparenza nelle etichette, con l’indicazione chiara del prezzo al chilo.
- Monitoraggi costanti per individuare pratiche scorrette.
- Campagne informative per sensibilizzare i consumatori.
Inoltre, Federconsumatori è a disposizione per segnalazioni e richieste di assistenza su pratiche commerciali scorrette. Per ulteriori informazioni o per ricevere supporto, potete contattarci tramite il nostro sito o recandovi presso la nostra sede più vicina.
Ecco, di seguito, i prodotti maggiormente colpiti dal 2022 a oggi.
N.B. Per evitare fraintendimenti è opportuno specificare che il fenomeno non interessa tutti i prodotti che rientrano nella categoria merceologica indicata, ma solo alcune marche, perciò è utilizzata una indicazione generica per evitare di pubblicizzare la marca.
Uno sguardo alla normativa.
Intanto, sul fronte normativo, qualcosa finalmente si muove. La misura anti-shrinkflation prevista dal DDL Concorrenza, che più volte in sede di audizione e di confronto con il Garante Prezzi abbiamo commentato e contribuito a migliorare, avanza, con un importante intervento della Commissione Europea. La nuova norma (salvo modifiche) entrerà in vigore il 15 luglio, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha disposto nuovo schema di decreto che prevede che l’informazione sul rimpicciolimento della confezione deve essere comunicata ai dettaglianti, questi ultimi dovranno veicolare l’informazione ai consumatori esponendola nel punto vendita oppure sui canali di vendita online. L’obbligo si applica per un periodo di tre mesi a decorrere dalla data in cui il prodotto è messo in vendita nella sua quantità ridotta.
Sarebbe opportuno, aggiungiamo, che l’avviso non si limitasse a segnalare la riduzione della quantità, ma rendesse evidente anche l’aumento del prezzo al chilo o al litro, perché è proprio lì che si nasconde il vero rincaro.
In ogni caso Federconsumatori continuerà a vigilare affinché vi sia una reale e piena trasparenza su prezzi e quantità, denunciando abusi e trucchetti.
N.B. Per evitare fraintendimenti è opportuno specificare che il fenomeno non interessa tutti i prodotti che rientrano nella categoria merceologica indicata, ma solo alcune marche, perciò è utilizzata una indicazione generica per evitare di pubblicizzare la marca.
Fonte: Federconsumatori

